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di luminal ho tutto in bocca
la mia estate sul balcone

       I
nzia sulle note arrabbiate dei Public Enemy che diventano cosa unica con la protagonista il primo romanzo di Isabella Santacroce. Starlet ascolta versi incazzati infilando petali di camelia sotto la lingua quasi come se fosse pronta, con quel rosso cannibale nascosto in bocca, ad ingoiare l'estate dal sapore di plastica sciolta che cola già per le strade di Riccione.
       Isabella racconta di aver scritto questo libro in soli tre mesi. Di averlo partorito all'ombra di platani in fiore battendo il ritmo dei passi di Starlet sui tasti di una vecchia Olivetti dalle lettere maiuscole come per magia incantate sotto le sue dita.
       Fluo apre la "trilogia dello spavento" (Fluo, Destroy, Luminal) e la notte diventa l'unico sfondo sul quale immaginare lo scorrere di un sentire non sincronizzato con le convenzioni di quelle ore di luce dalle quali la fuga sembra l'unica soluzione.
Pubblicato nel 1995 divenne subito un caso nel comatoso panorama della letteratura italiana contemporanea. Lo fu soprattutto per l'introduzione di un nuovo linguaggio. Come a volerne per sempre catturare l'anima, nella prima edizione (oramai introvabile) a cura di Castelvecchi, la notte sembrava arrestarsi sotto i flash di polaroid scattate dalla stessa Isabella.
       Fluo è un libro bellissimo. Ha dentro la vita e la morte e quella speranza adolescente non ancora recisa di poter stringere "l'amore sempre tra le mani come un gelato al limone mangiato in riva al mare in un pomeriggio di maggio quando il più bello sta per cominciare e continuare come prima, così veloce e così immortale."
Sarebbe diventata Alice e noi con lei in quel paese delle meraviglie capovolto.

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